Il viaggio in moto e’ andato molto bene, e la Minoan Line e’ stata stranamente oltre che la piu’ economica anche la piu’ comoda delle navi greche che abbia preso. Arrivati a Zakynthos, Zacinto, Zante (ci sono molti modi di chiamare l’isola) ci siamo fermati al Camping Paradise. Petros e Dimitri ci hanno accolto in modo calorosissimo…
… una volta spiegato che Duccio e Irene ci hanno pure garantito un tavolo e 2 sedie!
L’abbiamo girata tutta o quasi. Ci sono mancati solo un paio di spiagge raggiungilibi esclusivamente da strada bianca infiammata (nel vero senso della parola).
L’isola è fantastica. Chi l’ha visitata per soli 3 o 4 giorni ha sbagliato! In molti, non avendo il tempo di rimanere si è perso luoghi piuttosto difficili da raggiungere ma eccezionali. Per noi un vantaggio in quanto in quasi tutte le nostre escursioni non abbiamo trovato che famigliole di tedeschi o qualche altro giovane italiano.
La moto è un buon mezzo per girare l’isola… bisogna però stare molto attenti a giovani inglesi color granchio che a torso nudo e con girl al seguito guidano ridicoli quad senza casco e rendendo ancora più lento il traffico già demenziale di alcuni villaggi. Una volta fatta l’abitudine con l’asfalto scivoloso e lucido che solo i greci sanno fare, l’unico vero nemico del motociclista rimane il cartello. Si, quello mancante di “curva a sinistra” oppure “fine asfalto” oppure “morte immediata” (quest’ultimo a volte servirebbe).
Il ktm 950 supermoto se la cava benissimo in salita sugli sterrati mentre si fatica un po troppo nelle discese a causa di altezza (non sono alto 198cm) e freni da supersportiva..
Le spiagge più inaccessibili (semplifico con spiaggia ma di spiaggia direi che ce ne è poca..) sono anche quelle più belle. A nostro parere: Plakaki, Korakonissi, e Porto Stenitis.
La prima, Plakaki è uno scoglio nel mare raggiungibile da sentiero ferrato da qualche tondino di metallo e radice di pino, una sessantina di metri in verticale. Gli avventurosi verranno ricompensati con un ombrellone e 2 tavolini cementati sulla roccia, oltre che dalla solitudine di uno dei posti più selvaggi dell’isola.
La seconda è Korakonissi, un’arco di 22 metri di altezza che collega un’isolotto brullo alla parete di roccia bianca dell’isola. La scogliera in quel punto finisce in mare senza addolcirsi per cui ci si butta in un’altra 60 di metri di acqua. Durante il giorno il sole permette di vedere sotto l’arco. La zona è luogo di riproduzione dei pesci, non è raro trovare colonie o banchi di milioni di bianchetti. L’accesso è piuttosto difficoltoso soprattutto nell’ultimo pezzo dove non ci sono “aiuti” e ci si deve fidare della suola delle scarpe; l’ombra presente è composta da 3mq di scoglio e questa scompare alle 13:30 (almeno di Agosto).
Il terzo luogo incantato è Porto Stenitis che ovviamente dato che non c’e’ onda è stato chiamato porto in modo del tutto greco: strada bianca con ghiaia e buche, sterrato marmoreo liscio e ciottoloso nell’ultimo pezzo che finisce letteralmente in mare. Qui le auto ci arrivano, e anche qualche motociclista avventato. In ogni caso la baietta è deliziosa, piena di fauna selvaggia e diversa rispetto ad altre parti dell’isola, forse per la sua conformazione. L’insenatura percorribile solo con l’ausilio di una maschera raggiunge in circa 300m di mare incontaminato la foce presunta di un fiume di inverno. Un paio di grotte naturali e un mare limpido “da egeo” rendono il posto un piccolo paradiso per pochi.
Altri luoghi da visitare sono sicuramente Dafni (Mella beach) dove vedere nascere le tartarughe e Gerakas, poco più lontanto. La prima si raggiunge dopo un paio di kilometri di sterrato fastidiosissimo perchè sabbioso ma forse è l’unica spiaggia dove ancora le Caretta Caretta depongono le uova. Andateci non prima delle 07.00AM in quanto non vi fanno camminare sulla spiaggia prima di quell’ora. Inutile quindi la levataccia che abbiamo fatto noi. Aggiungo Xigia, con la sua bocca di acqua sulfurea gelata e Limnionas, a nostro parere un poco troppo affollata e “facile”.
Non pensate di noleggiare barche o gommoni. I regolamenti dell’isola sono ferrei e sono gli stessi abitanti che li fanno rispettare in quanto interessati a farti salire sui loro barconi per mostrarti la parte occidentale dell’isoa, inaccessibile in altro modo. Un consiglio: non provate a noleggiare il pedalò per raggiungere gli isolotti o gli scogli, potreste incontrare una boa ad un paio di miglia dalla costa con su scritto:”Stop your pedalos here”.. Non riuscireste a trattenervi dalle risate e cadreste in mare in pasto a qualche grossa tartaruga gravida.. (lo so che appena andrete li noleggierete il pedalo..).
Una citazione a parte va concessa a Briciola, la gattina dell’olivo, che un giorno intorno al 12 di Agosto è stata adottata dallo chalet Italia, un club di campeggiatori da noi fondato assieme a Lino e Loretta, Franco e Natasha, Bruno e la sua compagna oltre che da un folto gruppo di Fiorentini accampati vicino a noi verso la fine della vacanza. Abbiamo poi scoperto che Briciola in greco assomiglia molto alla parola braciola, che per l’appunto significa bistecca! e Franco che se la voleva fare in padella..
Un’ultimo aneddoto: Zacinto è bruciata quasi tutta, nel senso che a parte gli olivi e le vigne, han dato fuoco a tutte le zone del nord. La vacanza non è stata “sciupata” da questo particolare ma ci siamo resi conto di quanta incuria e menefreghismo c’e’ da quelle parti. Se è sicuramente vero che il governo è stato messo i ridicolo da questi presunti terroristi oppositori, è anche vero che non avendo l’acqua, i mezzi, ma soprattutto la voglia, di spegnere gli incendi, l’isola è lentamente bruciata intorno ai centri abitati, alle spiagge, con una controllata piromania nell’indifferenza di tutta la popolazione. Una volta siamo infilati quasi nelle fiamme. La sensazione è terribile in quanto laddove è bruciato non esistono animali, fruscìo di foglie o d’insetto e l’odore forte pare farti venire il maldistomaco. Avessimo sputato sulle fiammelline ancora accese vicino alla strada il fuoco non avrebbe raggiunto il resto della collina. Convinti di non poter mobilitare nessuno e sicuri di non voler rischiare di rimanere in fondo alla strada per la notte di fuoco, ho girato la moto e siam tornati a vedere il crudo spettacolo dalla terrazza di una locanda.
Viaggio villeggiato, o villeggiatura da viaggio non saprei come chiamarla, questa vacanza di 22 giorni a Zacinto è stata un condensato di esperienze nuove, compreso l’aspetto motociclistico. In un luogo dove puo’ scendere pioggia salata dagli elicotteri o dai canadair di passaggio e poco dopo nuotare con un delfino in una baia deserta può anche succedere di pensare che forse sarebbe quello il modo di vivere, un po’ in villeggiatura e un po’ in viaggio…
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